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In questo paragrafo voglio affrontare la tematica relativa ai metodi di interpolazione utilizzati per la produzione di modelli numerici del terreno. Ambiziosa meta di sicuro, dato che esistono innumerevoli programmi dedicati alla produzione di DEM, taluni buoni, altri meno e con risultati spesso differenti a parità di algoritmo utilizzato.
Per quello che mi riguarda al momento, il modulo presente nell’estensione Spatial Analyst in ArcGIS che prende nome di “Topo to Raster”, é quello che mi soddisfa maggiormente. Ma andiamo con ordine. Imperativo é porsi la domanda “A cosa mi serve il modello?” Parlando di modelli non si parla soltanto di rappresentazioni del rilievo terreste, ma posssiamo fare modelli sull’andamento della falda idrica, distribuzione di inquinanti nel sottosuolo od in supericie, comportamento dei gas nell’atmosfera o semplicemente creare superfici utilizzabili come base per una vista 3D o altro. Emerge di conseguenza come per ogni applicazione esistano necessità differenti. Alcune analisi possono non richiedere l’introduzione di barriere fisiche nel modello finale (come un faglia che blocca una falda idrica), cosi’ come altri modelli possono accettare una certa ‘approssimazione’ dei dati d’origine, cosa non accettabile per esempio se si lavorano su rilievi topografici e cosi’ via.
Gli algoritmi che si utilizzano per la creazione di una superficie continua a partire da una successione di punti li posso riassumere brevemente con le immagini che seguono. I risultati ottenuti esagerano in una certa misura i problemi che possono emergere sul modello finale.
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