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Da quanto emerge, il bacino del Maremola presenta condizioni evolutive assai differenziate, in funzione dei processi erosivi che, da mare verso monte, stanno attualmente regolarizzando il reticolo idrografico; il settore più soggetto ad una accentuata dinamica evolutiva si rinviene (nel settore orientale del bacino) in corrispondenza dei sottobacini affluenti al torrente Grosso, impostati essi su litotipi metamorfici, facilmente erodibili. Inoltre dal bacino idrografico confinante sulla sinistra orografica (torrente Bottassano), sono in atto fenomeni di erosione regressiva, che hanno già dato origine ad interessanti fenomeni di cattura fluviale; questi processi erosivi sono facilmente individuabili sia tramite l’analisi fotointerpretativa , sia indirettamente interpretabili dai valori del grado di gerarchizzazione.
Nel settore sud-occidentale si rinviene il complesso di sottobacini appartenenti al torrente di IV° ordine del Giustenice. Dai valori relativi all’integrale ipsometrico, la discreta uniformità dei rapporti di Melton, ed i valori prossimi a zero degli Indici di gerarchizzazione, si evince come questo insieme caratterizzi un’unità fisiografica a se. L’impostazione su litologie metamorfiche facilmente erodibili ha inoltre favorito lo sviluppo di aste molto sviluppate in lunghezza e con alvei profondamente incisi; fenomeni locali di cattura evidenziano come anche in questa zona sia presente un'attuale processo di erosione in evoluzione.
Entrando nel settore centro settentrionale del Maremola, la situazione si fa più complessa causa un' influenza importante della tettonica e del substrato roccioso. In corrispondenza di litologie calcareo-dolomitiche (o porfiroidi in facies massiccia) si rinvengono corsi d’acqua scarsamente sviluppati con alvei profondamente incisi (forre, valloni), soprattutto in corrispondenza di aste di ordine superiore, mentre altri bacini, impostati su litologie metamorfiche o fortemente deformate, si rinvengono fenomeni di ruscellamento superficiale, incisioni profonde ed un reticolo idrografico più complesso e disorganizzato.
In base ai risultati ottenuti, é possibile individuare tre settori principali: 1) bacino dei torrenti Slige/torrente Rianazzo, in cui l’indice di biforcazione è uguale (o prossimo) a zero. Lo sviluppo del reticolo in questo settore è fortemente vincolato all’elevata energia del rilievo, alla litologia ed alla tettonica fragile (come evidenziato sia dall’analisi dei grafici ricavati utilizzando le leggi di HORTON e SCHUMM, sia sul terreno, in base alle catture fluviali avvenute lungo le principali direzioni di faglia), fattori questi che non hanno favorito l’evoluzione di un reticolo particolarmente complesso.
2) bacino dei torrenti Rianazzo/torrente Lavezzino, con valori dell’Indice di Biforcazione, rapporto di Melton (salvo alcune eccezioni), ed integrale ipsometrico elevati ed uniformemente distribuiti; essi sono localizzati in corrispondenza dello spartiacque ligure-padano e sono impostati su litologie calcaree e metamorfiche. La tettonica gioca un ruolo preponderante nell’evoluzione del reticolo idrografico, ed inoltre la presenza di differenti litologie all’interno dei bacini, da origine a dinamiche evolutive singolari, che rendono indipendente lo sviluppo di ciascun bacino rispetto ai bacini adiacenti. Il rapporto di Melton per alcuni bacini risulta essere >1.23, valori decisamente anomali in questo settore del Maremola se non interpretabili come testimonianza di una situazione ‘relitta’ ereditata da uno stadio evolutivo precedente, in cui si era raggiunta una fase di maggior equilibrio nel reticolo idrografico. Per trovare conferma a tale ipotesi, é stato necessario procedere all’elaborazione di una carta delle vette, che ha messo in evidenza la presenza di una serie di ‘paleosuperfici’ relitte. Tale ipotesi di lavoro trova conferma a quanto già osservato da BIANCOTTI & MOTTA (1988) nei confronti del bacino del torrente Sciusa, situato a pochi chilometri di distanza (verso est) dal Maremola.
3) bacino del torrente Lavezzino. Caratterizzati da un substrato composto prevalentemente da Porfiroidi del Melogno (sia in facies massiccia nei settori più settentrionali che ultralaminata in quelli meridionali), presentano accentuati fenomeni di erosione in testa ai corsi d’acqua, dando origine a numerosi corsi d’acqua di ordine inferiore, che contribuiscono a rendere il reticolo scarsamente gerarchizzato (valori di R° > 0,21, I> 0,55 ed F/D2 variabile tra 0,42 e 0,70). Anche in questi sottobacini la presenza di dislocazioni ha vincolato l’evoluzione delle aste fluviali principali similarmente a quanto osservato nei settori precedentemente citati.
All'analisi morfometrica dei corsi d'acqua e dei bacini idrografici, é stata associata un'analisi fotointerpretativa per la determinazione delle caratteristiche geomorfologiche del territorio (click per visualizzare la carta), una carta della distribuzione delle vette, una carta batimetrica del settore di mare antistante la foce del torrente Maremola (click per visualizzare la carta) ed un analisi climatologica (dati forniti dal prof. Brancucci).
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