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Analisi geomorfologica dei bacini idrografici dei torrenti Maremola e Bottassano
(Pietra Ligure, SV)

La zona in esame corrisponde ad un bacino idrografico di 45 Km2 allungato secondo una direzione NW-SE, impostato su litologie costituite in prevalenza da rocce metamorfiche (Scisti di Gorra e Porfiroidi del Melogno) e sedimentarie (Calcari dolomitici in prevalenza); il corso d'acqua principale, il torrente Maremola, nella parte terminale del bacino, attraversa la città di Pietra Ligure (SV), città balneare situata lungo la costa occidentale della Liguria, lambita dal Mar Ligure.

Il torrente Maremola, possiede portate di tipo stagionale, con alveo praticamente secco durante i mesi estivi, ma con importanti portate in occasione di piogge torrenziali durante i mesi primaverili ed autunnali.

Come base di riferimento sono state utilizzate le tavolette IGM a scala 1/25.000 e le CTR a scala 1/10.000 e 1/5.000 per le aste fluviali di primo ordine; le carte sono state digitalizzate su computer, georeferenziate rispetto alle coordinate locali e dagli oggetti vettoriali sono stati determinati tutti i parametri utili al calcolo delle variabili morfometriche.
L'analisi dello sviluppo delle curve di livello ha permesso di determinare le caratteristiche geometriche dei sottobacini presenti all'interno del settore studiato.
La tabella sottostante elenca l'insieme delle variabili determinate:

A: Area;

P: Perimetro;

D: Densità di drenaggio.

C: Costante di permanenza del canale;

F: Frequenza di drenaggio;

F/D^2: Rapporto di Melton;

Ha: Dislivello asta;

Hb: Dislivello bacino;

Pb: Pendenza bacino;

Pa: Pendenza asta;

I: Integrale ipsometrico;

La: Lunghezza asta;

L1t: Lungh.totale aste di I°ordine;

L1m: Lungh.media aste di I°ordine;

L2t: Lungh.totale aste di II°ordine;

L2m: Lungh.media aste di II°ordine;

L3t: Lungh.totale aste di III°ordine;

L3m: Lungh.totale aste di III°ordine;

Lt: Lungh.totale di tutte le aste;

Lb: Lungh.bacino

N1: N° aste di I° ordine;

N2: N° aste di II° ordine;

N3: N° aste di III° ordine;

Ra: Rapp. di allungamento;

Rc: Rapp. di circolarità;

Rh: Rapp. di circolarità;

Rb: Rapp. di biforcazione (°:come media ponderale);

Rbd: Rapp. di bif. diretta (°: come media ponderale);

R: Indice di biforcazione (°:come media ponderale);

Ga: N° di anomalia gerarchica;

ga: Densità di anomalia gerarchica;

Da: Indice di anomalia gerarchica.

Da quanto emerge, il bacino del Maremola presenta condizioni evolutive assai differenziate, in funzione dei processi erosivi che, da mare verso monte, stanno attualmente regolarizzando il reticolo idrografico; il settore più soggetto ad una accentuata dinamica evolutiva si rinviene (nel settore orientale del bacino) in corrispondenza dei sottobacini affluenti al torrente Grosso, impostati essi su litotipi metamorfici, facilmente erodibili. Inoltre dal bacino idrografico confinante sulla sinistra orografica (torrente Bottassano), sono in atto fenomeni di erosione regressiva, che hanno già dato origine ad interessanti fenomeni di cattura fluviale; questi processi erosivi sono facilmente individuabili sia tramite l’analisi fotointerpretativa , sia indirettamente interpretabili dai valori del grado di gerarchizzazione.

Nel settore sud-occidentale si rinviene il complesso di sottobacini appartenenti al torrente di IV° ordine del Giustenice. Dai valori relativi all’integrale ipsometrico, la discreta uniformità dei rapporti di Melton, ed i valori prossimi a zero degli Indici di gerarchizzazione, si evince come questo insieme caratterizzi un’unità fisiografica a se. L’impostazione su litologie metamorfiche facilmente erodibili ha inoltre favorito lo sviluppo di aste molto sviluppate in lunghezza e con alvei profondamente incisi; fenomeni locali di cattura evidenziano come anche in questa zona sia presente un'attuale processo di erosione in evoluzione.

Entrando nel settore centro settentrionale del Maremola, la situazione si fa più complessa causa un' influenza importante della tettonica e del substrato roccioso.
In corrispondenza di litologie calcareo-dolomitiche (o porfiroidi in facies massiccia) si rinvengono corsi d’acqua scarsamente sviluppati con alvei profondamente incisi (forre, valloni), soprattutto in corrispondenza di aste di ordine superiore, mentre altri bacini, impostati su litologie metamorfiche o fortemente deformate, si rinvengono fenomeni di ruscellamento superficiale, incisioni profonde ed un reticolo idrografico più complesso e disorganizzato.

In base ai risultati ottenuti, é possibile individuare tre settori principali:
1) bacino dei torrenti Slige/torrente Rianazzo, in cui l’indice di biforcazione è uguale (o prossimo) a zero.
Lo sviluppo del reticolo in questo settore è fortemente vincolato all’elevata energia del rilievo, alla litologia ed alla tettonica fragile (come evidenziato sia dall’analisi dei grafici ricavati utilizzando le leggi di HORTON e SCHUMM, sia sul terreno, in base alle catture fluviali avvenute lungo le principali direzioni di faglia), fattori questi che non hanno favorito l’evoluzione di un reticolo particolarmente complesso.

2) bacino dei torrenti Rianazzo/torrente Lavezzino, con valori dell’Indice di Biforcazione, rapporto di Melton (salvo alcune eccezioni), ed integrale ipsometrico elevati ed uniformemente distribuiti; essi sono localizzati in corrispondenza dello spartiacque ligure-padano e sono impostati su litologie calcaree e metamorfiche.
La tettonica gioca un ruolo preponderante nell’evoluzione del reticolo idrografico, ed inoltre la presenza di differenti litologie all’interno dei bacini, da origine a dinamiche evolutive singolari, che rendono indipendente lo sviluppo di ciascun bacino rispetto ai bacini adiacenti. Il rapporto di Melton per alcuni bacini risulta essere >1.23, valori decisamente anomali in questo settore del Maremola se non interpretabili come testimonianza di una situazione ‘relitta’ ereditata da uno stadio evolutivo precedente, in cui si era raggiunta una fase di maggior equilibrio nel reticolo idrografico.
Per trovare conferma a tale ipotesi, é stato necessario procedere all’elaborazione di una carta delle vette, che ha messo in evidenza la presenza di una serie di ‘paleosuperfici’ relitte. Tale ipotesi di lavoro trova conferma a quanto già osservato da BIANCOTTI & MOTTA (1988) nei confronti del bacino del torrente Sciusa, situato a pochi chilometri di distanza (verso est) dal Maremola.

3) bacino del torrente Lavezzino. Caratterizzati da un substrato composto prevalentemente da Porfiroidi del Melogno (sia in facies massiccia nei settori più settentrionali che ultralaminata in quelli meridionali), presentano accentuati fenomeni di erosione in testa ai corsi d’acqua, dando origine a numerosi corsi d’acqua di ordine inferiore, che contribuiscono a rendere il reticolo scarsamente gerarchizzato (valori di R° > 0,21, I> 0,55 ed F/D2 variabile tra 0,42 e 0,70). Anche in questi sottobacini la presenza di dislocazioni ha vincolato l’evoluzione delle aste fluviali principali similarmente a quanto osservato nei settori precedentemente citati.

All'analisi morfometrica dei corsi d'acqua e dei bacini idrografici, é stata associata un'analisi fotointerpretativa per la determinazione delle caratteristiche geomorfologiche del territorio (click per visualizzare la carta), una carta della distribuzione delle vette, una carta batimetrica del settore di mare antistante la foce del torrente Maremola (click per visualizzare la carta) ed un analisi climatologica (dati forniti dal prof. Brancucci).

La digitalizzazione delle curve di livello e l’attribuzione a ciascuna curva della relativa quota, ha permesso il calcolo del modello numerico del terreno, da esso é stato possibile ottenere una visualizzazione tridimensionale del territorio sovrapponendo ad esso alcune foto aeree in infrarosso.
L’introduzione delle singole abitazioni e dei nuclei abitati principali ha dato origine ad una realistica visualizzazione  del territorio.

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