fond_Lagerstatten

WHITE SEA - Vendiano 555Mda

Paleo_WhiteSea

segue White Sea 2 >>

segue White Sea 3 >>

Gli affioramenti del Vendiano che si rinvengono lungo le falesie del Mar Bianco, con le faune di Flinder Ranges nel sud dell'Australia, hanno fornito almeno il 60% dei taxa dell'Ediacarano sin'ora descritti.
Le rocce di composizione prevalentemente arenacea, in tutto simili alle facies che si rinvengono ad Ediacara, appartengono al settore superiore della formazione di Ust'Pinega e caratterizzano il fianco settentrionale del bacino di Mezen, lungo il fianco sudest della Scudo Baltico (clicca sull’immagine per scaricare il file .kml da visualizzare su GoogleEarth); analisi radiometriche sugli zirconi che si rinvengono nelle ceneri vulcaniche presenti nelle sequenze sedimentarie hanno fornito una datazione di circa 555.3 ± 3 Ma, cioé 12 Ma prima della base del Cambriano.
Gli affioramenti che hanno fornito le faune piu' ricche si trovano in corrispondenza delle falesie di Zimnie Gory.

distribuzione
White Sea

Nella scala a destra é riportata la posizione stratigrafica degli affioramenti di Zimnie Gory, Zimnie Bereg e la penisola di Onega rispetto alle località piu’ note che hanno fornito fossilizzazioni di tipo Ediacara.

Ulteriori info le potrete trovare ai seguenti link:
http://www.peripatus.gen.nz/paleontology/Ediacara.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Ediacaran_biota
http://www.geosci.monash.edu.au/precsite/docs/workshop/prato04/posters/leonov-poster1.pdf
http://www.paleo.ru/paleonet/galery.html?id=6
http://www.geosci.monash.edu.au/precsite/field-trip.html
http://www.vend.paleo.ru/pub/Ivantsov_Malakhovskaya_2003.pdf


death mask

Per spiegare la conservazione degli organismi a corpo molle del Vendiano, una teoria che risulta assai interessante e già accennata nel paragrafo relativo a Spriggina nella pagina dedicata alle faune di Ediacara (Australia), chiama in causa la presenza di un tappeto algale (tromboliti o stromatoliti) che ricopriva il fondo marino.
Non dimentichiamo che le alghe unicellulari possedevano una distribuzione molto piu' ampia rispetto a quella odierna, avendo alle spalle quasi 3.5 miliardi di anni d'evoluzione, o meglio di adattamento al mondo marino.
L'ambiente di vita delle faune di Ediacara e del Mar Bianco, era prossimale alla linea di costa e quindi soggetto a periodici eventi di tempesta.

In occasione di tempeste ed al seppellimento dell'organismo si sviluppano processi di riduzione del ferro in presenza di solfati contenuti nell'acqua marina. La reazione chimica che si produce é la formazione di solfuri di ferro (pirite) che creano una patina (ingl. death mask) mineralizzata che permette la conservazione della controimpronta dell'organismo, ed il vuoto lasciato dalla dissoluzione dell'animale viene sosostituito da materiale sabbioso sottostante. Una nuova colonizzazione da parte di alghe sul fondo marino limiterà la diffusione di ossigeno e solfati nei sedimenti sottostanti, e di conseguenza la conservazione dell'impronta.
Immagine modificata da http://earthscience.ucr.edu/people/droser/Droser_et_2006.pdf

Pirite_framboidale

Se si osserva il campione macroscopico si puo’ osservare come nella parte inferiore a destra sia presente una patina grigio-nerastra che, a piu’ forte ingrandimento mette in evidenza la presenza di microgranuli che a piu’ forte ingrandimento corrispondono ad aggregati di cristalli di pirite. Pirite framboidale di formazione probabilmente sin-sedimentaria e che potrebbe quindi confermare come il processo di fossilizzazione sia avvenuto in presenza di materia organica e scarsa concentrazione di ossigeno.
Inoltre la superficie di strato possiede una tessitura tipo “pelle d’elefante” (ingl. elephant skin), che secondo alcuni autori sarebbe dovuta alla presenza di un tappeto algale (ora completamente dissolto) che copriva il fondo marino. Vedi l’articolo citato in precedenza di Jerzy Dzik (http://icb.oxfordjournals.org/cgi/reprint/43/1/114.pdf) per approfondimento.

Le forme fossili che si rinvengono nei siti precambriani del White Sea, Ediacara, Nama... si presentano spesso sotto forma di controimpronte od impronte alla base o sul tetto del sedimento, a seconda della composizione dell’organismo.
Nella ricostruzione sottostante (passare il mouse sopra l’immagine per accedere alla legenda) ho voluto riproporre in maniera un poco “alternativa” i differenti stili di fossilizzazione utilizzando i termini inglesi corenti.

Move the pointer over the image to show the legend and the descritpion of the organisms illustrated


Click sul nome della specie per accedere alla relativa scheda descrittiva:

Anfesta stankovskii

Parvancorina minchami

Armillifera parva

Parvancorina sagitta

Cyanorus singularis

Paliella patelliformis

Cyclomedusa sp.

Palaeophragmodictya spinosa

Dickinsonia costata [minima]

Radulichnus

Dikinsonia costata

Tribrachidium heraldicum

Eoporpita medusa

Vermiforma

Kharakhtia nessovi

Yelovichnus gracilis

Kimberella quadrata

Undefined 1

Kimberella sp.

Undefined 2

Nimbia sp. ?

Undefined 3


Phylum: Coelenterata
Genere: Paliella
Specie: Paliella patelliformis (cast)

Dimensioni impronta: 3.5cm

Provenienza: Mar Bianco, Russia

Queste impronte, rinvenute in altri giacimenti fossiliferi precambriani come nel Newfoundland ed Ediacara hanno preso denominazioni differenti in funzione dell’autore che ne ha studiato gli esemplari.
Attualmente Paliella é assimilata ad una forma giovanile di Aspidella terranovica: si tratta di impronte di forma circolare a semi-circolare di cui non se ne conosce con precisione l’orgine aventi diametro variabile compreso tra 2cm e 15cm (con organismi aventi dimensioni massime di circa 50cm).

Paliella patelliformis

Phylum: Coelenterata
Genere: Cyclomedusa
Specie: Cyclomedusa sp.

Provenienza: Arkhangelsk Region, Zimniy Bereg, Formazione Ust-Pinega.
Diametro: 40 mm

Bell’esemplare di Cyclomedusa sp.. Queste forme circolari, sebbene fossero state inizialmente considerate come impronte di meduse sono oggi considerate come tracce di apparati radicali di organismi ancorati sul fondo (vedi sotto per ricostruzioni).

Cyclomedusa sp_zoom
Cyclomedusa sp.
Paliella patelliformis_zoom
Paliella patelliformis

Phylum: Coelenterata
Genere: Paliella
Specie: Paliella patelliformis

Provenienza: Arkhangelsk Region, Zimniy Bereg, Formazione Ust-Pinega. Diametro: 9mm

L’esemplare possiede dimensioni piu’ ridotte rispetto alla forma precedente, ma la morfologia risulta sempre la medesima. A questo proposito si puo’ comparare questa impronta con quelle presenti sulla lastra proveniente da Ediacara e presente su questo sito.

Paiella_article
Paiella_impronte

Nelle immagini soprastanti, estratte dall’interessante articolo: “The first named Ediacaran body fossil, Aspidella terranovica”, di James G. Gehling, Guy M. Narbonne e Michael M. Anderson, Palaeontology, Vol. 43, Part 3, 2000, pp. 427-456, sono rappresentate una sezione trasversale dell’ipotetica base dell’oganismo cui Paleiella apparteneva, ed il profilo delle impronte circolari in funzione del relativo stadio di sviluppo. Per scaricare l’articolo clicca sul link in fondo alla pagina evidenziato da un *.
Nella tavola sottostante (estratta dall’articolo sopracitato) sono riportati i nomi delle varie forme discoidali descritte da vari autori, ma che probabilmente appartengono a forme sinonime di Aspidella terranovica.

Aspidella terranovica

Billings, 1872

Newfoundland

Beltanella gilesi

Sprigg, 1947

South Australia

Cyclomedusa davidi

Sprigg, 1947

South Australia

Cyclomedusa delicata

Fedonkin, 1981

Russia, White Sea

Cyclomedusa gigantea

Sprigg, 1949

South Australia

Cyclomedusa minima

Fedonkin, 1981

Russia, White Sea

Cyclomedusa plana

Glaessner and Wade, 1966

South Australia

Cyclomedusa radiata

Sprigg, 1949

South Australia

Ediacaria flindersi

Sprigg, 1947

South Australia

Glaessneria imperfecta

Gureev, 1987

Ukraine

Irridinitus multiradiatus

Fedonkin, 1983

Ukraine

Jampolium wyrzhykoowskii

Gureev, 1988

Ukraine

Madigania annulata

Sprigg, 1949

South Australia

Medusinites patellaris

Sokolov, 1972

Ukraine

Paliella patelliformis

Fedonkin, 1980b

Russia, White Sea

Paramedusium africanum

Gürich, ?1933

Namibia

Planomedusites patellaris

Sokolov, 1972

Ukraine

Protodipleurosoma rugulosum

Fedonkin, 1980b

Russia, White Sea

Protodipleurosoma wardi

Sprigg, 1949

South Australia

Spriggia wadea

Sun, 1986

South Australia

Tateana inflata

Sprigg, 1949

South Australia

Tirasiana concentralis

Bekker, 1977

Russia, Ural Mts

Tirasiana coniformis

Palij, 1976

Ukraine

Tirasiana disciformis

Palij, 1976

Ukraine

Vendella larini

Gureev, 1987

Ukraine

Petaloids_whitesea

Nella ricostruzione ho voluto creare l’ipotetico ambiente di vita delle forme petaloidi (tipo Rangea, Charnia, Charniodiscus...) ed il processo di formazione delle impronte fossili, tema di questo paragrafo. Le impronte circolari che generalmente si rinvengono sono state identificate originariamente come impronte di organismi a corpo molle (Ediacaria, Spriggia, Cyclomedusa, Medusinites etc), mentre attualmente sono assimilate ad impronte di apparati basali (bulbi) di organismi muniti di fronde, come illustrato nella ricostruzione. Il fondo marino era ricoperto in prevalenza da tappeti algali (tromboliti) formati livelli sovrapposti di alghe unicellilari. Sotto l’interfaccia deposizionale l’ambiente era prevalentemente di tipo anossico e mentre solo i livelli piu’ prossimi alla superficie possedevano un relativo elevato livello di ossigenazione. La produzione di ossigeno da parte delle alghe e la presenza di gas di decomposizione spesso creavano sacche che “esplodevano” liberando i gas medesimi, sia che restavano intrappolate nel substrato dando origine a strutture semisferiche (pseudofossili) che si rinvengono con una certa frequenza nei fini sedimenti.


Phylum: Proarticulata ?
Classe: Vendiamorpha ?
Genere: Kharakhtia
Specie: Kharakhtia nessovi

Provenienza: Arkhangelsk Region, Valdai Group, Kharakhta River,
Formazione Ust-Pinega.

Si tratta di una specie estremamente rara descritta per la prima volta sul Paleontological Journal, Vol. 38, No. 1, 2004, pp. 1–9.
Il testo che segue é stato tradotto dal suddetto articolo, che potrete scaricare del net all'indirizzo che si trova in fondo a questa scheda.
Il nome del genere prende origine dal fiume Kharakhtia, che scorre a nord della città di Arkhangelsk nella penisola di Onega, mentre la specie in onore di un paleontologo di Leningrado, L.A.Nessov.

Karakhtia ricostruzione

Di dimensioni variabili tra 1 e 10cm circa, il corpo risulta essere circolare ed isometrico, simmetricamente diviso in due parti da un'asse longitudinale; degli elementi trasversali ad organizzazione alternata si sviluppano con dimensioni decrescenti verso la parte "caudale" dell'organismo. Rari comunque sono gli esemplari che mostrano queste strutture laterali.

Il corpo di Kharakhtia doveva essere flessibile e morbido. Le impronte che si rinvengono sono sovente "accartocciate", di conseguenza é assai difficile riconoscere i dettagli dell'organismo. Probabilmente il limbo periferico che si osserva era presente nell'animale in vita. L'organizzazione del corpo suggerisce che Kharakhtia é legata al gruppo dei Proarticolati, di cui essa presenta le principali caratteristiche, come la simmetria bilaterale del corpo caratterizzato da elementi che si alternano lungo l'asse centrale. Una ricostruzione ipotetica é visibile nell'immagine proposta.

Essa assomiglia ad organismi coetanei come Yorgia, Podolimirus, Vendia e altri generi della classe Vendiamorpha (Ivantsov, 2001). Comunque sia allo stato attuale le strutture anteriori e laterali sono praticamente sconosciute, di conseguenza l'assegnazione al phylum Proarticulata ed alla classe Vendiamorpha é ancora prematura

A destra é visibile la sezione stratigrafica in corrispondenza del fiume Karakhta (o Karakhtia) presso cui sono state rinvenute le nuove faune. Gran parte dei fossili rinvenuti si presentano come controimpronte ed evidenziano una sottile patina piritizzata in corrisponenza dei livelli arenacei a granulometria più fine (vedi in alto della pagina per approfondimenti).

Karakhtia river section

Il solo riferimento che ho trovato su internet é il seguente:
http://vend.paleo.ru/pub/Ivantsov_et_al_2004_eng.pdf
http://vend.paleo.ru/pub/Ivantsov_2004_eng.pdf (sito presso cui sono state rinvenute queste nuove faune); se siete in possesso di altre info vi saro’ grato se potrete comunicarmele.
http://icb.oxfordjournals.org/cgi/reprint/43/1/114.pdf (non tratta di Kharakhtia ma é molto interessante per l’analisi della filogenesi tra differenti organismi appartenenti alla fauna ediacarana. Un’immagine di Yorgia é ugualmente rappresentata).


Dickinsonia costata

Phylum: Proarticulata, Fedonkin, 1985
Classe: Dipleurozoa, Harrington et Moore, 1955
Ordine: Dickinsoniidae, Harrington et Moore, 1955
Genere: Dickinsonia
Specie: Dickinsonia costata [minima]

Provenienza: Arkhangelsk Region, Zimniy Bereg,
Formazione Ust-Pinega.

Dimensioni (lunghezza organismo) : 7 mm

Dickinsonia_ricostruzione

Dickinsonia é stata rinvenuta nelle rocce del Vendiano dell'Australia, del nord della Russia, Rajastan e Podolia. La sua posizione sistematica non é ancora stata definita, essendo considerato sia come un anellide a causa della sua similitudine con l'attuale genere Spinther (polichete), mentre secondo altri autori é da classificarsi come una sorta di medusa, anemone di mare, corallo, artropode od addirittura come fungo.
Ho trovato un’articolo che rimuove Dickinsonia dai Vendobionti, per classificarlo definitivamente nel gruppo dei Ctenofori; troverete nel link sottostante l’articolo (abstract) che tratta di questa nuova interpretazione sulla base del rinvenimento di esemplari conservanti strutture interne e provenienti anche essi dal Mar Bianco:
http://www.wanfangdata.com.cn/qikan/periodical.Articles/dzxb-e/dzxb2006/0605/060503.htm
Le dimensioni sono variabili da pochi centimetri (la specie qui' presente misura circa 7mm) a quasi un metro di lunghezza.
La ricostruzione in alto presenta l’organismo dotato di un certo grado di mobilità, in grado di spostarsi sul fondo del mare per “balzi”, similarmente alla specie Yorgia ed Epibaion, di cui sono state inequivocabilmente trovate le tracce di locomozione; vedi a questo proposito  l’articolo pubblicato da A. Yu. Ivantsov e Ya. E. Malakhovskaya su Doklady Earth Sciences, Vol. 385A, No. 6, 2002, pp. 618-622 all’indirizzo:
http://vend.paleo.ru/pub/Ivantsov_et_Malakhovskaya_2002-e.pdf
Le due figure sottostanti, acquisite con camera CCD; mostrano lo stesso esemplare illuminato secondo due direzioni ortogonali per evidenziarne le tipiche costolature. Rispetto alla ricostruzione sottostante l’esemplare é ruotato di 180°.

dickinsonia_CCD
Dickinsonia_ricostruzione2

Ricostruzione dorsale e ventrale di Dickinsonia costata.

La morfologia ventrale e gli organi rappresentati é stata ottenuta dall’interessante articolo di Jerzy Dzik pubblicato su INTEGR. COMP. BIOL., 43:114–126 (2003) ma accessibile a questo indirizzo: http://icb.oxfordjournals.org/cgi/reprint/43/1/114.pdf


Dickinsonia_costata
Dickinsonia_costata_dettaglio

Phylum: Proarticulata, Fedonkin, 1985
Classe: Dipleurozoa, Harrington et Moore, 1955
Ordine: Dickinsoniidae, Harrington et Moore, 1955
Specie: Dickinsonia costata

Provenienza: Arkhangelsk Region, Zimniy Bereg,
Formazione Ust-Pinega.

Dimensioni (diametro) : 53 mm

Questo eccezionale esemplare proviene dalla stessa località della Dickinsonia precedente, ma di dimensioni nettamente superiori. 
Qui sono nettamente riconoscibili i setti ed il solco mediano. Gli esemplari provenienti da questo giacimento stanno diventando sempre piu’ rari, soprattutto perche’ l’accessibilità ai collezionisti da parte del governo Russo é sempre piu’ stretta e regolamentata.

Dickinsonia sp.

Nell’immagine a lato un esemplare di Dickinsonia. In questo fossile la parte centrale risulta completamente obliterata da cristalli di pirite che impediscono di distinguere il setto mediano.


Alcuni link interessanti:
* http://www.blackwell-synergy.com/doi/pdf/10.1111/j.0031-0239.2000.00134.x
http://www.peripatus.gen.nz/paleontology/Ediacara.html
http://www.bionet.nsc.ru/live/ppt/Fedonkin_2003.pdf
http://www.earthscience.ucr.edu/people/droser/Droser_et_2006.pdf
Ventogyrus chistyakovi (in Russo): http://vivovoco.rsl.ru/VV/JOURNAL/NATURE/10_03/310_03-09.PDF

M. A. Fedonkin and A. Y. Ivantsov Ventogyrus, a possible siphonophore-like trilobozoan coelenterate  from the Vendian Sequence (late Neoproterozoic), northern Russia - Geological Society, London, Special Publications 2007 volume 286: 187-194.
http://sp.lyellcollection.org/cgi/content/abstract/286/1/187

Anchors away: anatomy of an Ediacaran sea floor dominated by Parvancorina
Droser M.
2007 GSA Denver Annual Meeting (28–31 October 2007)
http://gsa.confex.com/gsa/2007AM/finalprogram/abstract_131751.htm

Serezhnikova,  E.A.; Ivantsov, A.Y.
Fedomia mikhaili-A new spicule-bearing organism of sponge grade from the Vendian (Ediacaran) of the White Sea,  Russia.
Palaeoworld, Volume 16, Number 4, 2007, pp. 319-324
http://193.63.84.41/content/docdel/art1074988908

A. Yu. Ivantsov.
Small  Vendian Transversely Articulated Fossils. Paleonotological Journal. Vol. 41, No.  2, 2007, p. 113-122.
http://www.springerlink.com/index/T213X0G55K650142.pdf

D. V. Grazhdankin. The Ediacaran genus Inaria: a  taphonomic/morphodynamic analysis//.. Jb. Geol. Palaont. Abh. v.216. pp.1-34. Mention in D. V. Grazhdankin. Patterns of distribution in the Ediacaran  biotas: facies versus biogeography and evolution Paleobiology, 30(2), p.  203-221.
(http://www.vend.paleo.ru/pub/Grazhdankin_2004.pdf)


segue White Sea 2 >>

segue White Sea 3 >>

GIS, Remote Sensing, Geologia, Geomorfologia, 3D, DEM, Mining, Trilobiti, Stromatoliti, Lagerstätten
Contacts: Enrico Bonino

On Internet Enrico Bonino web site




Questo sito è affiliato al Membro del Club Paleontologico Italiano Club Paleontologico Italiano

Powered by WebRing.
GuestBook